Il giardiniere nel pallone

Un capolavoro chiamato Spalletti

condividi su facebook condividi su twitter 25-02-2017

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Un capolavoro chiamato Spalletti

DIEGO FOIS - Poco più di settecento chilometri separano Boston, quartier generale di James Pallotta, dal centro operativo della NASA a Washington. Il presidente della Roma, progetto-stadio sottobraccio, stava seriamente pensando di farsi concedere la delibera di pubblica utilità su almeno uno degli esopianeti scoperti di recente dall'Ente Spaziale. Trappist Stadium, già si sognava una struttura stellare. Gli anni luce di distanza non avrebbero certo costituito un problema, specie se confrontati con i tempi di disbrigo di una semplice pratica italiana. Poi lo stop al countdown. “Avvertite la NASA, niente esopianeti, lo stadio si farà a Tor di Valle...” E così ha prevalso il buonsenso. Nei prossimi giorni verranno definiti i dettagli (riduzione consistente delle cubature in primis) di una trattativa estenuante e che ha visto troppi grilli a cantare. D'altronde del progetto han parlato un po' tutti e un po' tutti, spesso, a sproposito.“Un giorno storico per la Roma” ha dichiarato un soddisfatto Baldissoni all'uscita dal Campidoglio. I tifosi della Roma se lo augurano davvero. Nell'attesa di veder compiuta la profezia baldissoniana, è doveroso tornare a parlare di calcio. Finalmente. Nel posticipo serale della ventiseiesima giornata (ore venti e quarantacinque, Stadio Giuseppe Meazza di Milano), la Roma affronterà l'Inter di Pioli. Il polemico tecnico nerazzurro, probabilmente condizionato dai suoi trascorsi laziali, ha evidenziato la differenza di rigori concessi alle due avversarie (dodici a due per la Roma), dimenticandosi il recente dono da tre punti offertogli da Mazzoleni nella trasferta di Bologna. “Come una finale di Champions” assicurano da Milano, ma questa non è una novità. Ogniqualvolta c'è la Roma, gli avversari si lanciano alle spalle bouquet di dente di leone (Leontodon incanus) per far la voce, o meglio, il ruggito grosso e affrontare la partita della vita. Ma stavolta la Roma ha una garanzia in più: Luciano Spalletti. Il tecnico di Certaldo continua ad incorniciare ottime prestazioni e a viaggiare su ritmi altissimi sia in Italia che in Europa. Col sambuco nero (Sambucus nigra), il bastone del comando, sempre più saldo in mano. Il capolavoro spallettiano risiede nella testa dei calciatori, convinti ora della propria forza. La squadra ha trovato la quadratura del cerchio e oliato a dovere tutti i meccanismi. Il pelato è riuscito a rivisitare la sua prima Roma facendola ancora più forte e bella; violando il dogma del quattro-due-tre-uno che l'ha reso famoso nel mondo. Mai come ora c'è la consapevolezza di poter vincere qualcosa di importante. I segnali sono chiari e forti, Spalletti anche nella sconfitta pare aver ragione. L'indolore uno a zero subito in casa dal Villareal (Roma comunque qualificata agli ottavi di Europa League in virtù del quattro a zero dell'andata) ha evidenziato l'imprescindibilità di certi elementi (Dzeko, Nainggolan, Fazio e udite-udite Emerson Palmieri su tutti). Fa bene allora il tecnico a puntare sulla sua squadra; specie nel momento più delicato della stagione che vedrà la Roma affrontare un trittico, Lazio-Napoli-Lione, mica male. Spalletti vuole continuare a stupire e noi con lui. Allora, mister, continuiamo a dipingere questo capolavoro a forti tinte gialle e rosse, magari da appendere nel nuovo stadio. Ovvio, per avere la certezza che nessuno venga a trafugarlo occorre un ultimo sforzo: #famostocontratto, mister...

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