In punta di penna

La Roma si scioglie nel finale

condividi su facebook condividi su twitter 22-01-2018

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La Roma si scioglie nel finale

INSIDEROMA.COM - MASSIMO DE CARIDI - La Roma esce da San Siro contro l’Inter con un pareggio per 1-1 che scontenta tutti. I tifosi interisti perché convinti che affondando prima e di più nella ripresa avrebbero potuto portare a casa i 3 punti ed i giallorossi perché la crisi non accenna a finire, almeno guardando i risultati. La formazione di Di Francesco con i nerazzurri spallettiani non è particolarmente fortunata per ciò che concerne l’infermeria: all’andata rimasero fuori tutti e 4 i terzini destri di ruolo che la Roma ha in rosa. Persino Nura si fece male pochi giorni prima dell’incontro e stavolta a mancare sono stati entrambi i centrali di centrocampo con Strootman impiegato a protezione di Fazio e Manolas, con un centrocampo senza riserve ed un attacco privo dell’unico giocatore che sappia realmente superare l’uomo come Diego Perotti. Al netto poi di una condizione non ottimale di elementi cardine come Nainggolan e Dzeko, si è cercato più di fare di necessità virtù che altro. Dopo qualche gara di black-out anche nella manovra, gli uomini dell’ex tecnico del Sassuolo sono tornati a pressare alto il portatore di palla ed a stare stabilmente nella metà campo avversaria impedendo che la costruzione del gioco altrui fosse fluida e sporcando tantissime traiettorie di passaggio. Un primo tempo a ritmi altissimi dei centrocampisti giallorossi, bravi a recuperare palla e ripartire con anche il supporto difensivo sia di Gerson che di El Shaarawy. Prima frazione di gioco tatticamente ineccepibile così come la voglia messa in campo dalla squadra. Di fronte, non c’era la miglior Inter di stagione, anche lei alle prese con una vittoria che non arriva da 6 gare (compresa coppa Italia e la sfida contro i giallorossi), ragion per cui le 2 squadre cercavano la via della rete senza però scoprirsi più di tanto. Spalletti ha giocato la medesima partita dell’andata: nel primo tempo ha provato a far stancare la Roma per poi ripartire e nel secondo, quando ha visto che i suoi ex giocatori erano stanchi, ha inserito forze fresche in avanti per recuperare e vincere il match come all’andata. Stavolta, però, Di Francesco anche a causa degli affaticamenti muscolari di Gerson ed El Shaarawy, ha cambiato pure assetto di gioco, cosa che gli era stata rimproverata di non fare nel momento del bisogno. La critica comunque è arrivata lo stesso: atteggiamento troppo rinunciatario il suo e così ti consegni all’avversario. A tal proposito, c’è una riflessione da fare. Cos’altro poteva fare se non difendere il vantaggio ed alla fine il pari con una squadra senza alternative a metà campo, con Schick controfigura di se stesso, gettato in ogni caso nella mischia nel finale e con il solo Florenzi che ha potuto dare una mano a centrocampo quando lo stremato Gerson ha chiesto il cambio? Andando il ragazzo di Vitinia in mediana, però, Bruno Peres è dovuto entrare in campo prima come terzino destro e poi come esterno di centrocampo. Di Francesco ha capito che dietro al brasiliano ex Toro serviva almeno un supporto ed è passato alla difesa a 3 con Manolas che provava a chiudere tutte le falle create dal compagno di squadra. Il greco ha fatto del suo meglio ma Peres è entrato in campo anche con presunzione ed in maniera svogliata e ha concesso tante ripartenze in solitaria a Perisic e a Brozovic, quest’ultimo autore dell’assist del pareggio di Vecino perché il numero 13 giallorosso lo marcava a distanza siderale. Certo, anche l’atteggiamento di Nainggolan nell’andare a chiudere su Vecino non è stato proprio l’ideale con Alisson che ha cercato di tenere la baracca in piedi nella mezz’ora finale con urla e soprattutto grandi parate, quando i compagni erano intimoriti nel non riuscire a portare punti anche in quella circostanza. Durante la sosta, si è parlato solo di cessioni e poco del match contro l’Inter ed anche le domande in conferenza stampa vertevano più su quello. Certo, la probabile cessione di Dzeko in questo periodo della stagione sarebbe pesantissima e né Defrel né Schick sembrano pronti o di livello per sostituire il bosniaco ma nel weekend c’era una sfida importantissima per la lotta alla Champions League ed a parte i tifosi della Roma presenti allo stadio San Siro, per il resto si è sentito solo un continuo lamento verso una squadra che in questo momento è in evidente difficoltà psicologica e di conseguenza fisica ed anche numerica, poiché gli indisponibili aumentano ad ogni partita invece di diminuire ma invece di esser incoraggiati, gli si dà il colpo di grazia. Il tempo per i processi, le cause e le colpe non è questo, ora è tempo di aiutare la squadra, starle accanto. A fine stagione, però, andrà tirata una riga e se gli obiettivi non saranno rispettati, allora sì che ci dovranno esser cambiamenti radicali ma non solo a livello tecnico. Come è possibile che non si riesce mai a far quadrare il bilancio senza cedere qualcuno? Come è possibile che sono cambiati quasi tutti i dirigenti ma non si è mai portato a casa un trofeo? Di chi sono le responsabilità? Perché nessuno se le assume mai? Perché sono passati Luis Enrique, Zeman, Andreazzoli, Garcia, Spalletti ed ora Di Francesco ma i risultati sono migliorati parzialmente dal terzo anno senza però mai fare quel definitivo salto di qualità? E’ una questione psicologica? Cosa serve per conquistare dei trofei? Coppa Italia ed Europa League come possono esser considerati di secondo piano per la Roma che non vince nulla da 10 anni? Nessuno vuole sottacere i problemi, piccoli o grandi che siano, ma ora bisogna ricompattarsi per il bene superiore che è la Roma e per arrivare ad un traguardo, che per minimo che sia, può esser utile proprio per eliminare almeno in parte quanto richiesto precedentemente.

Fonte: A cura di Massimo De Caridi

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