In punta di penna

La Roma torna ad assaporare il gusto della vittoria

condividi su facebook condividi su twitter 05-02-2018

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La Roma torna ad assaporare il gusto della vittoria

La Roma vince per la prima volta nel 2018. Siamo a febbraio e per una squadra che ha ambizioni quantomeno di entrare in Champions League, non è proprio una grande notizia ma è comunque una bella novità. L’avversario non era quello da far tremare i polsi, poiché l’Hellas Verona è penultimo in classifica ed i suoi tifosi erano in piena contestazione. Striscioni contro società e giocatori, fischi al tecnico anche al momento della lettura delle formazioni, insomma doveva esser l’ambiente ideale per vincere ed anche convincere per gli uomini di Di Francesco ma per questa occasione bisogna accontentarsi di aver portato a casa il bottino pieno. La vittoria arriva dal giocatore che meno ci si sarebbe aspettati: Cengiz Under. Il turco gioca titolare largo a destra nel nuovo modulo disegnato dall’ex mister del Sassuolo ed il 4-2-3-1 sembra esser adatto al 20enne, che si accentra e lascia partire un siluro di sinistro che il portiere veronese Nicholas riesce a malapena a seguire con gli occhi. Il match si mette in discesa e la Roma ha tante palle-gol per poter raddoppiare. Dzeko sbaglia almeno 3 ghiotte opportunità più i tiri da fuori di Strootman e Nainggolan. Proprio il belga si sente più protagonista tornando al sistema di gioco che lo aveva visto al centro della manovra lo scorso anno ed essendo libero di svariare sul fronte offensivo, è più incisivo. El Shaarawy va ad intermittenza: necessita di una scintilla che non arriva e gli rimane così il colpo in canna. A centrocampo, Strootman e Pellegrini si interscambiano compiti di marcatura, interdizione e fase di impostazione con risultati soddisfacenti ma c’è sempre un ma: la manovra è lenta e prevedibile, poiché corre solo chi ha la palla e nessuno si libera per suggerire il passaggio, eccezion fatta per Kolarov da una parte e Under dall’altra. Dzeko è ottimo in fase di rifinitura e quando deve recuperare palla ma se svolge questo ruolo, il centravanti chi lo fa? Dietro, la coppia centrale Manolas-Fazio è molto attenta e le punte scaligere sono poco pericolose. Florenzi è bloccato in difesa e si vede poco dalla metà campo in su. Tutto cambia ad inizio ripresa quando Pellegrini decide di commettere un brutto fallo da dietro su Matos e l’arbitro Fabbris non può far altro che mostrargli il rosso. Roma costretta a giocare in 10 col 4-4-1 ed a tenere il baricentro più basso. Di Francesco cambia gli esterni: fuori Under ed El Shaarawy e dentro Gerson e Perotti, che danno più copertura ma anche un po’ di fantasia in più. Dzeko ha un’ultima occasione prima di uscire: ruba palla intercettando un rinvio errato di Nicholas e tira a giro ma la palla resta abbastanza centrale permettendo la respinta del portiere scaligero. Defrel gioca pochi minuti proprio al posto del bosniaco ma ha il tempo di rubare palla e far partire un bel contropiede, liberare al tiro Strootman, che davanti all’estremo difensore avversario non riesce raddoppiare per l’intervento a mano aperta del portiere dell’Hellas, bravo a deviare in corner. Alla fine, ci sono 3 istantanee che fotografano perfettamente l’incontro: il primo gol di Under, che qualche sassolino dalla scarpa comincia a toglierselo dopo i tanti sberleffi subiti, i paragoni con Ucan ma soprattutto con Iturbe; la seconda è identificabile negli errori di Dzeko, emblematici non solo nella sfida del Bentegodi ma delle 11 gare consecutive in cui gli uomini di Di Francesco non hanno segnato più di una rete; la terza è l’esultanza con tanto di urlo liberatorio di Manolas e Florenzi, ripresi dalle telecamere e con il greco quasi in lacrime. Sembra paradossale per una formazione che ha eliminato l’Atletico Madrid dalla Champions League e che ha dominato all’Olimpico con il Chelsea e meritando la vittoria a Stamford Bridge ma in questo periodo, anche gli scaligeri appaiono una montagna da scalare. La realtà è che alla Roma mancano leader carismatici, soprattutto dopo l’addio di Totti, vero e proprio accentratore anche nei momenti di maggiore difficoltà e da quando De Rossi è infortunato, non c'è nessuno che si prenda determinate responsabilità nei momenti caldi delle partite. Il numero 16 giallorosso è fondamentale per dare sicurezza in fase difensiva e lo dimostra il fatto che in sua assenza, la Roma ha quasi sempre preso gol. Pure Strootman avrebbe le caratteristiche e le doti da leader ma non è ancora tornato quello di prima del doppio infortunio e così fa un po’ più fatica. Da segnalare, però, che contro il Verona è tornato al centro del gioco, ha ricominciato a tirare dalla distanza e si propone anche per la conclusione in area di rigore. Certo, c’è ancora moltissimo da fare: il passaggio al 4-2-3-1 è la soluzione più opportuna in questa fase della stagione, nonostante il mister non lo ami particolarmente e ci tiene a ribadirlo; la vittoria al Bentegodi è un brodino che ad ora di pranzo può anche esser buono ma già contro il Benevento la formazione giallorossa è chiamata a ripetersi pur priva di Pellegrini e Nainggolan squalificati. Di Francesco dovrà cambiare inevitabilmente qualcosa, nella speranza che torni De Rossi in coppia con Strootman e sulla trequarti possa muoversi con grande libertà anche Perotti, in una posizione di campo un po’ diversa dalla solita ma con la stessa libertà di movimento avuta da Nainggolan ma con doti tecniche decisamente superiori anche se con meno forza esplosiva. I giallorossi hanno bisogno di fare i 3 punti ma anche di portarsi a casa una soddisfazione piena e senza mugugni dei tifosi, sempre più sul piede di guerra dopo un mercato di gennaio che ha visto 4 giocatori lasciare Trigoria a fronte di un solo innesto, per di più fermo ai box. A proposito di calciomercato: una società che non compra e che ha necessità di vendere entro il 30 giugno di ogni anno un pezzo pregiato per rientrare nei limiti del fair play finanziario (e lo scorso anno neanche ci si è riusciti visto che ora la Roma dovrà risponderne alla Uefa rischiando o un’ammenda o qualcosa di peggio), come può esser definita “solida”? Solitamente, per vincere bisogna acquistare e non cedere e soprattutto, scegliere con attenzione le cessioni da fare e non dar via chiunque abbia mercato.

Fonte: A cura di Massimo De Caridi

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