In punta di penna

Tutto sbagliato, tutto da rifare

condividi su facebook condividi su twitter 17-09-2018

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Tutto sbagliato, tutto da rifare

INSIDEROMA.COM - MASSIMO DE CARIDI - La Roma ci ricasca. La stagione dei giallorossi non è cominciata con il piede giusto e la sfida con il Chievo tra le mura amiche doveva esser un punto di partenza per poter voltare pagina ma così non è stato.

Di Francesco è tornato a schierare la squadra con il suo 4-3-3 ma le cose non sono cambiate. Dopo una buona partenza, in realtà più nel punteggio che nel gioco (ma il caldo e l’umidità hanno influito molto), la Roma ha cercato di amministrare la partita anche perché i clivensi erano apparsi piuttosto arrendevoli. Il gol di El Shaarawy prima, su splendido assist di Florenzi e di Cristante poi, bravo ad inserirsi sull’imbucata di Dzeko, sembrava avessero indirizzato in maniera netta l’incontro sui binari di una vittoria dei giallorossi ma il calo sempre più evidente dei padroni di casa ha dato coraggio agli ospiti, attenti a non prenderle e magari a ripartire in contropiede anche se spesso con poca convinzione.

L’ingresso in campo di Hetemaj al posto di Obi ad inizio ripresa non ha modificato tatticamente il match ma il finlandese è da sempre un giocatore ostico per i romanisti ed un lottatore in grado di recuperare palloni importanti nella zona nevralgica del campo. E’ proprio lì che gli uomini di Di Francesco mancano: le cessioni di Nainggolan e Strootman hanno creato un solco che il tecnico romanista non riesce a coprire e non sono certo questo Lorenzo Pellegrini e l’adattato Cristante gli interpreti migliori per poterli sostituire.

Birsa ha creato parecchi grattacapi svariando sul fronte d’attacco e non dando punti di riferimento agli avversari, che non sapevano se marcarlo dalla trequarti o ancora prima e così lui e Giaccherini hanno goduto di ampia libertà di manovra. I 2 non sono Robben e Ribery dell’epoca d’oro ma se lasciati liberi, hanno doti tecniche di buon livello e sono in grado di far male sia con le incursioni personali che con passaggi filtranti o tiri dalla distanza. Proprio una di queste parabole a lunga gittata ha battuto Olsen la prima volta intorno al quarto d’ora della seconda frazione di match ed in quel momento sia i tifosi che gli stessi giocatori giallorossi hanno visto lo spettro di un pareggio che si sarebbe potuto materializzare in ogni istante e più di mezz’ora ancora da giocare è stato un tempo più che sufficiente per trasformare le paure in dato di fatto. Il trainer abruzzese ha cercato di evitare l’inevitabile togliendo un buonissimo ma stanco Florenzi, che veniva da un infortunio, per un più fresco ma non ancora pronto Karsdorp e soprattutto spedendo in campo De Rossi per dare supporto a Nzonzi al posto di un fumoso Pellegrini e passando ad un 4-2-3-1 probabilmente più congeniale a questa rosa. Poco però è servito visto che quando la testa non funziona, gambe e polmoni fanno ancora più fatica.

Se poi ci si mettono anche i senatori come Kolarov a combinarne di cotte e di crude per tutto il corso dell’incontro sino all’erroraccio che ha portato al pari, la frittata è fatta. Un cross sì insidioso dalla sinistra ma che doveva esser facile preda dell’ex Manchester City, che invece arriva goffamente sulla sfera e rischia un autogol clamoroso sul quale l'estremo difensore giallorosso fa un ottimo intervento d’istinto ma il pallone termina sui piedi di Stepinski, che ha tutto lo spazio ed il tempo di girarsi con il serbo immobile a guardarlo e con Juan Jesus che prova un recupero miracoloso in extremis ma il tentativo resta vano.

E’ vero, siamo solo alla quarta giornata di campionato ma non funziona nulla. Difficile trovare note positive dalla gara con l’Atalanta a questa con il Chievo. Variano gli interpreti, a volte anche i moduli ma evidentemente lo spartito non è quello giusto, la rosa non sembra costruita per le caratteristiche richieste dall’allenatore, lo stesso mister non sa trovare alternative adeguate per uscire dal pantano in cui ci si è infilati, alcuni elementi sono stati sopravvalutati, altri sono troppo in là con l’età o troppo giovani, fatto sta che le altre big anche soffrendo e faticando, fanno punti, stanno cominciando ad esser delle squadre nel vero senso della parola ed anche la stessa Inter, pur stentando come la Roma e a cui può mancare di un leader in mezzo al campo ha una rosa più equilibrata e completa di quella giallorossa.

Qualche anno fa, dopo 2 sconfitte in altrettante gare di campionato arrivarono le dimissioni del tecnico di allora (Luciano Spalletti, che di lì a qualche mese sarebbe passato allo Zenit San Pietroburgo) ed arrivò un mister che forse non farà il bel gioco di Sarri o di Sacchi dell’epopea milanista ma che a campionato in corso sa come rimettere a posto stagioni che rischiano di esser fallimentari e se con una semifinale di Champions League ed un terzo posto l’anno precedente si è stati costretti (o è stata una scelta ponderata? E sarebbe ancora più grave) a cedere 3 cardini della squadra come Alisson, Nainggolan e Strootman, cosa accadrebbe in caso di mancata qualificazione alla prossima massima competizione europea ed all’uscita da questa scendendo in Europa League per terminare anche lì la corsa tra sedicesimi ed ottavi?

Purtroppo, a Roma quando le annate nascono male è difficile raddrizzarle, uno dei pochi che è già stato in grado di farlo è Claudio Ranieri. Ci pensi la società e magari torni sui suoi passi anche nelle strategie manageriali perché cedere alcuni dei pezzi migliori ogni anno può far guadagnare ma non vincere ed il tempo dei “projecti” e delle promesse è finito. Si torni a costruire una squadra solida ed a puntellarla ogni stagione, questo è l’unico modo in cui nella Capitale si è vinto.

Fonte: A cura di Massimo De Caridi

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