In punta di penna

Una Roma a due facce si fa rimontare 3 reti dall’Atalanta e porta a casa solo un punto

condividi su facebook condividi su twitter 28-01-2019

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Una Roma a due facce si fa rimontare 3 reti dall’Atalanta e porta a casa solo un punto

INSIDEROMA.COM - MASSIMO DE CARIDI - Ci risiamo. La Roma di Di Francesco è “carente di personalità”, parole del mister e triste verità espressa in conferenza stampa dopo un 3-3 amaro per i giallorossi. Se il primo tempo somigliava più ad un incontro di boxe dove i pugili se le sono date e la squadra ospite era stata più brava ad assestare i colpi più forti andando avanti anche 3-0, il minuto 44 è la svolta negativa dell’incontro.

Edin Dzeko si era finalmente sbloccato dopo l'infortunio e troppe partite in campionato senza aver messo nessuna rete a referto, prima grazie ad uno splendido assist di petto di Zaniolo e poi ad un altro assist, altrettanto bello, di Cristante, che aveva lanciato in contropiede l’attaccante bosniaco bravo ad aggiirare Berisha in uscita. A suggellare un ottimo primo tempo, c’aveva pensato El Shaarawy che aveva sfruttato un’altra grande giocata del 19enne ex Inter per siglare il gol che sembrava esser la pietra tombale all’incontro.

Come spesso accade in questa stagione, però, la fragilità mentale e questa volta anche fisica della squadra del tecnico abruzzese fanno la differenza e non certo in positivo. E’ bastata una distrazione collettiva della difesa per riaprire il match. Il duo Ilicic-Gomez fa impazzire gli ospiti e l’argentino pennella uno splendido pallone in area di rigore con Castagne (già a referto all’andata nell’altro 3-3 ma all’Olimpico) bravo ad anticipare nettamente Karsdorp ed a schiacciare di testa un pallone che Olsen non riesce a respingere.

Basta questo a spegnere l’entusiasmo di una squadra che almeno nel punteggio stava passeggiando a Bergamo? Ebbene sì, perché la partita stava in ogni caso raccontando molto altro. I padroni di casa non riuscivano a rendersi pericolosi nella prima frazione ma erano comunque in gara e le loro trame di gioco creavano molti grattacapi ai romanisti.

In queste sfide, l’assenza di De Rossi si fa sentire particolarmente perché la sua esperienza gli permette di dettare i tempi di gioco e nessun’altro nell’organico giallorosso ha queste qualità, abbondanti negli scorsi campionati. Cristante si sta adattando bene nel nuovo ruolo di catalizzatore del gioco ma ancora non ha i tempi del regista alla “Pirlo”, calciatore che sapeva quando far scorrere rapidamente la palla e quando invece era il caso di trattenerlo di più per addormentare la gara e far riposare i compagni, spezzando il ritmo e togliendo agli avversari energie nervose determinanti.

Di questo ha sicuramente bisogno la Roma, perché la costanza delle rimonte subite sta impedendo alla squadra di conquistare vittorie e quindi punti preziosi per la lotta-Champions. Dopo le sfide con Chievo e Cagliari, dove i giallorossi erano avanti di 2 gol e quelle con Empoli, Genoa e Torino, che hanno sì regalato i 3 punti ma hanno subito molto con anche recuperi insperati, una nuova puntata di questa serie è andata in scena all’Atleti Azzurri d’Italia.

La ripresa del match con l’Atalanta ha visto scendere in campo una sola squadra, quella guidata da Gian Piero Gasperini. Come nelle precedenti circostanze, anche con un largo vantaggio, il tifoso della Roma non può cantar vittoria se non al fischio finale e così è stato anche stavolta.

La rete del 2-3 dell’ex Toloi non è servita a far risvegliare dal torpore la formazione di Di Francesco, che anzi ha optato per un cambio che non ha fatto altro che dare maggiore convinzione all’Atalanta. Inserire Kluivert al posto di El Shaarawy si è rivelato un boomerang terribile sia per lo scarso impegno dell’olandese sia perché né da esterno sinistro offensivo né da seconda punta accanto a Dzeko si è mai distinto per uno spunto o un’idea interessante.

Il Faraone, invece, è fondamentale non solo quando il pallone è tra i piedi dei romanisti ma pure quando la sfera è in possesso degli avversari. L’ex Milan aiuta molto in fase difensiva, ruba palla, va in raddoppio e fa ripartire l’azione oltre ad avere inventiva in attacco. Deve ampliare un pò il suo repertorio, in quanto il suo tiro a giro ormai è stato ampiamente smascherato e difficilmente riesce a concludere a rete in quel modo. Quando decide di variare nelle scelte di tiro o nel passaggio filtrante, il suo intento va a buon fine perché ha tutti i mezzi per diventare un attaccante importante. Ne è dimostrazione la facilità con cui segna sia nella sfida con il Genoa sia proprio contro gli orobici, entrando in area e concludendo sul primo palo, senza che il portiere avversario riesca ad intervenire.

Un’altra scelta, in questo caso giusta ma tardiva del trainer romanista, è stata quella di sostituire Lorenzo Pellegrini, non ancora al top della condizione dopo l’infortunio e troppo lezioso in una partita che richiedeva più la spada del fioretto.

Purtroppo però, l’ingresso in campo di Florenzi è stato altrettanto negativo ma almeno ha permesso alla retroguardia giallorossa di avere una maggiore copertura sulla fascia destra, soprattutto quando è entrato Barrow e su quel lato si è posizionato anche Gomez oltre a Castagne.

A rovinare definitivamente i piani della Roma c’ha pensato Kolarov. Solitamente uno dei più positivi della squadra ma stavolta ha commesso 2 errori gravissimi nel giro di pochi minuti. Prima ha commesso un evitabilissimo fallo da rigore su Ilicic, prima non concesso dall’arbitro Calvarese e poi assegnato su suggerimento del VAR, che il direttore di gara è andato a consultare di persona. Penalty giusto ma Zapata lo ha calciato alle stelle.

Scossa per la Roma? Macché… Come nulla fosse, altro giro altra corsa. Nuovamente il terzino serbo protagonista negativo con un passaggio verso il centro in zona difensiva che diventa preda degli atalantini, filtrante perfetto per Zapata, che non viene contenuto da Manolas e tira debolmente con leggera deviazione del greco ma con l’estremo difensore romanista in netto ritardo nel tuffarsi e gol del 3-3.

A questo punto, l’unico alleato della Roma era diventato il tempo e Di Francesco si è coperto per non perdere anche l’unico punto che poteva portar via da Bergamo. Infatti, una squadra che nella ripresa non solo non ha mai tirato in porta ma non è neanche mai entrata in area di rigore avversaria, come poteva pensare di segnare?

L’ingresso in campo di Fazio al posto di Karsdorp ha consentito ai giallorossi di difendere più a 5 che a 3 con Florenzi retrocesso terzino destro e Kolarov esterno difensivo a sinistra. Forse, quest’ultimo cambio fatto prima e magari Schick e non Kluivert al posto di Pellegrini, avrebbero dato maggiore solidità alla difesa e l’utilizzo contemporaneo di 2 attaccanti di peso avrebbe permesso alla Roma di tenere palla e fatto rifiatare la retroguardia portando a casa l’intera posta in palio ma con i se e con i ma non si vince, serve un atteggiamento diverso e più determinazione, soprattutto nei momenti caldi delle partite.

Questa carenza l’ha spiegata qualche tempo fa l’allenatore giallorosso, dicendo che i giovani hanno sempre voglia di andare a far gol ma non tutte le volte si può fare, a volte è preferibile ragionare. Finito il tempo in cui c’era Totti che si posizionava sulla bandierina del calcio d'angolo a perdere tempo e prendere calci, punizioni ed a far scorrere i minuti, Pizarro metronomo del centrocampo e Strootman che ringhiava a chiunque superasse la metà campo romanista, occorre almeno qualcuno che abbia queste caratteristiche ed a cui affidarsi quando il gioco si fa duro.

Mercoledì ci sarà la sfida con la Fiorentina al Franchi valida per l’accesso alle semifinali di Coppa Italia con i viola rinfrancati dall’arrivo di Muriel e dalla prospettiva di affrontare al turno successivo la Juventus. Sarà un’altra battaglia ed un ulteriore banco di prova per capire di che pasta è fatta questa rosa a cui andrebbe aggiunto qualcosa già in questa sessione di calciomercato. Ecco, se "questa Roma è difficilmente migliorabile" caro Monchi, forse la sua gestione è da rivedere.

Fonte: A cura di Massimo De Caridi

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