In punta di penna

Una Roma senza né capo né coda

condividi su facebook condividi su twitter 01-09-2018

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Una Roma senza né capo né coda

INSIDEROMA.COM - MASSIMO DE CARIDI - La Roma perde 2-1 a San Siro nei minuti finali ma giocando una delle peggiori gare dell’era Di Francesco. La squadra rigetta anche la difesa a 3 dopo il 4-3-3 provato nel primo tempo con l’Atalanta senza Strootman e appare evidente che con i giocatori a disposizione l’unico modulo adatto il 4-2-3-1 ma anche lì ci sono delle incognite molto grandi. Il mister giallorosso nel post-match con i bergamaschi aveva parlato di “ultimi 7-8 minuti più simili a scapoli-ammogliati che ad una partita di calcio” ed a soli 4 giorni di distanza, ripropone quel modulo di gioco. Qualcosa, sinceramente, non quadra. Il tempo degli esperimenti è finito, se la cessione di Strootman è stata avallata o addirittura concordata da Di Francesco, l’allenatore della Roma dovrebbe avere le idee ben chiare su come schierare i suoi uomini e non provare nuovi schemi e nuovi giocatori ogni volta. Schierare questo Fazio da centrodestra in una difesa a 3 è un errore piuttosto palese e quando poi si è passati alla difesa a 4, l’argentino è rimasto in campo lasciando fuori Marcano, che non aveva brillato ma non era sembrato peggiore del compagno di reparto. Affidarsi sempre e comunque alle chiusure tempestive di Manolas è un azzardo e basta una sola piccola sbavatura contro gente del calibro di Higuain (ma anche lo stesso Cutrone, che aveva segnato all’Olimpico lo scorso anno) può esser deleterio. Il centrocampo formato da Nzonzi e Karsdorp alla lunga avrebbe faticato, poiché il primo è tornato ad allenarsi da poco ed il secondo non avrebbe mai retto 90 minuti a tutta fascia dopo un anno di inattività. Davanti si è continuato a dare fiducia a Schick, bravo in precampionato ma mai in grado di creare pericoli, lasciando in panchina Kluivert ed Under che avrebbero potuto creare maggiori grattacapi alla retroguardia rossonera non proprio rapidissima e non avrebbero tolto spazio e raggio d’azione offensivo a Dzeko, costretto a fare da trequartista e rifinitore invece che spingere il pallone in porta. Pastore è stato schierato nel suo ruolo naturale e non ha fornito una prestazione all’altezza, nonostante qualche buon assist e recupero palla ma sostituirlo per mettere un altro giocatore con le stesse caratteristiche o simili non ha dato la svolta sperata, soprattutto considerando che alcuni compagni di squadra avevano evidentemente finito la benzina. L’esempio classico è l’azione del 2-1 dei rossoneri: Nzonzi sbaglia il passaggio per El Shaarawy in fase di ripartenza per mancanza di lucidità e per lo stesso motivo, De Rossi non fa correttamente il fuorigioco e Cutrone segna senza difficoltà. Anche ieri è finito sul banco degli imputati il portiere Olsen, soprattutto per esser rimasto piantato nella sua area di rigore sull’azione del gol poi annullato a Higuain. Lo svedese deve crescere e capire bene il nostro campionato ma paragoni e critiche preventive non sono certo di aiuto. Le responsabilità sono del tecnico, primo “colpevole” di questa sconfitta come lui stesso ha detto nella conferenza stampa di fine partita. Le parole dovrebbero corrispondere ai fatti: se Di Francesco dice che la cessione di Strootman è stata da lui condivisa, vuol dire che sa come far giocare la squadra senza l’olandese, il campo sta dimostrando che non è così. La prima in casa all’Olimpico ha visto il trainer abruzzese cambiare 3 moduli in 45’, con il Milan dopo un primo tempo in cui la squadra vagava per il campo senza né arte né parte, si è tornati al 4-2-3-1, mettendo Schick largo a destra e dietro di lui Santon, entrato al posto di Karsdorp, altra mossa che ha favorito le scorribande rossonere. Errori su errori che hanno portato ad una sconfitta inevitabile anche se arrivati negli ultimi secondi di gioco e se fosse arrivato il punto, la Roma ci avrebbe guadagnato molto. Si può perdere ma dopo aver lottato, giocato e provato fino alla fine come accaduto lo scorso anno contro l’Inter. Scendere in campo come se ci si fosse visti per la prima volta dopo le ferie è piuttosto grave ed il tecnico deve uscirne al più presto o fare anche lui un passo indietro. Monchi in primis con l’approvazione della società ma anche lo stesso Di Francesco hanno commesso sbagli grossolani ma ora si deve remare tutti dalla stessa parte per cambiare le cose altrimenti si rischia di naufragare in una nuova stagione deludente con una tifoseria ormai stanca di scelte societarie e tecniche inadeguate.

Fonte: A cura di Massimo De Caridi

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