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INSIDE PREMIER - Il Liverpool sogna ancora il titolo grazie a un'autorete al 90'. City ok. Sarri, rimonta con brivido

condividi su facebook condividi su twitter 01-04-2019

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INSIDE PREMIER - Il Liverpool sogna ancora il titolo grazie a un'autorete al 90'. City ok. Sarri, rimonta con brivido

INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI - A fine partita Klopp è sotto la Kop a godersi tutto l’entusiasmo di Anfield che può ancora sognare di tornare a vincere il titolo dopo 29 lunghi anni di attesa. L’allenatore del Liverpool libera così la sua tensione al termine di una partita tirata e intensa contro il Tottenham, risolta al 90’ dal tocco di Alderweireld che mette nella propria porta un pallone che tra qualche settimana potrebbe essere ricordato come decisivo nella corsa per questa Premier League. Tre centrali più due esterni, così il Tottenham cerca di contenere il classico tridente offensivo del Liverpool, formato da Salah, Firmino e Mane. Il Liverpool ci mette qualche minuto a capire come provare a mettere in difficoltà la linea degli Spurs e la scelta è quella di coinvolgere anche i terzini per allargare il campo e con i cambi di gioco provare a trovare qualche movimento imperfetto. Al 16’ i Reds passano con una giocata di questo tipo. Il pallone arriva a Robertson che crossa in area, Firmino si muove alle spalle di Sanchez è così è solo tra il colombiano e Vertonghen per schiacciare di testa e mettere alle spalle di Lloris. Liverpool che continua a spingere perché il Tottenham sente il peso dello svantaggio e Mane a giro non va lontanissimo dal raddoppio. La squadra di Pochettino, ancora in tribuna per squalifica, fatica a trovare Eriksen tra le linee e Kane in avanti è sempre guardato da vicino da un implacabile van Dijk. Solo una palla persa dal Liverpool porta Alli a minacciare con un tiro da fuori Alisson, prima di un finale di tempo in cui le squadre prendono fiato senza esasperare ritmi e intensità della gara. Secondo tempo più tattico, il Liverpool aspetta, ma senza abbassarsi troppo, con il Tottenham chiamato a fare qualcosa di più. Spurs che passano a quattro in difesa, dentro Son per Sanchez, e pareggiano subito. Punizione veloce battuta da Kane, Trippier indietro per Eriksen che sembra calciare male, ma il pallone arriva a Lucas Moura che anticipa Alisson e pareggia al 70’. Klopp manda in campo Origi e si schiera con quattro attaccanti, il pareggio serve a pochissimo al suo Liverpool che non vuole rimanere in testa a pari merito con il Manchester City. Negli spazi però il Tottenham ha i giocatori per fare male, ma prima Sissoko, in contropiede 2 contro 1, tira altissimo da dentro l’area, poi Alli a giro va solo vicino ai pali della porta dei Reds. L’episodio che decide una partita fondamentale per il Liverpool arriva al 90’, quando Salah colpisce di testa in area sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Lloris respinge sulle gambe di Alderweireld che in maniera goffa fa autogol, generando il nuovo ruggito di Anfield. Vittoria sofferta, ma non per questo meno importante per il Liverpool che festeggia con la sua gente e può continuare a camminare verso una gioia attesa dal 1990. 


Sarri lascia in panchina Kante e Hazard, a centrocampo c’è Kovacic e in avanti Willian e Pedro si sistemano ai lati di Higuain, per il Cardiff invece un 4-2-3-1 che cerca di restare il più compatto possibile di fronte al possesso palla estenuante del Chelsea. Ai Blues però mancano inventiva e imprevedibilità, in questo modo il Cardiff non fatica più di tanto a mantenere fermo il punteggio. Gli unici tentativi pericolosi per il Chelsea nei primi 45 minuti arrivano con una conclusione da fuori di Pedro larga non di molto e una punizione dal limite di Willian imprecisa, anche se di poco. Per il Cardiff c’è solo un guizzo di Murphy in area di rigore, con Kepa che può guardare il pallone rotolare a distanza di sicurezza dalla sua porta. Primo tempo soporifero, ripresa che subisce subito una scossa. Al 46’ infatti rimessa allontanata male dalla difesa del Chelsea, pallone rimesso dentro l’area e Camarasa gira al volo sotto la traversa. Sarri capisce che non può perdere tempo per provare a cambiare il ritmo della propria squadra e quindi è il momento di far entrare Hazard. Il Chelsea prova in tutti i modi, palla a terra, ad aprire la difesa del Cardiff, ma sugli esterni o al centro la situazione sembra essere sempre bloccata, con i padroni di casa concentrati e intensi su ogni azione che si avvicini alla propria area di rigore. Nel finale, allora, i Blues cercano di alzare il pallone, nella speranza di trovare una disattenzione nella retroguardia del Cardiff. Per fortuna di Sarri accade proprio questo all’84’, con Azpilicueta tutto solo che può girare il pallone all’angolino. Un punto però servirebbe a poco per mantenere il ritmo del Manchester United. Al 91’ altro cross messo in mezzo e questa volta è Loftus-Cheek, entrato dalla panchina, a prendere posizione di prepotenza e a mettere ancora di testa alle spalle di Etheridge. Beffa atroce per il Cardiff, insperato sollievo per il Chelsea e per Sarri.

14-0. Per riassumere il dominio del Manchester City al Craven Cottage si potrebbe fornire il dato dei tiri dopo 15 minuti. In pratica, una conclusione al minuto. Un tiro a segno con un bersaglio neanche tanto mobile, che anzi fa di tutto per essere crivellato di colpi. La gara in apnea del Fulham inizia dopo appena quattro minuti, quando Agüero triangola in area con Bernardo Silva ma viene fermato da Rico. Poi, al 5', un appoggio sbagliato clamorosamente da Fosu-Mensah regala la transizione ai Citizens, che Bernardo Silva finalizza per il vantaggio grazie a un sinistro all'angolino da fuori area. Da rivedere la posizione di David Silva sulla traiettoria scoccata dal portoghese. Gündogan e de Bruyne sfiorano il raddoppio, sfruttando le falle degli avversari. Il Fulham, anche per merito del Manchester City, è incapace di imbastire la minima manovra offensiva, e quando si intestardisce a uscire dal pressing di Guardiola con il palleggio incappa in errori elementari, spesso al limite dell'area. Al punto che il Craven Cottage urla ironicamente “Olé” a ogni passaggio riuscito. 

Nemmeno punti nell'orgoglio, i padroni di casa ripetono lo stesso errore al 27': stavolta è Bryan a sbagliare un passaggio facile. Sulla traiettoria si inserisce Bernardo Silva, che serve in area Agüero: il Kun raddoppia con un destro morbido. A fine primo tempo il dato sui tiri è di poco più nobile per il Fulham: 18-3, tra questi un interno a giro di Gündogan che sfiora il palo. Nel secondo tempo il City non affonda, forse per gestire le energie in vista di un tour de force che, tra Premier, Champions e FA Cup, lo costringerà a disputare almeno otto partite in un mese. Lo farà con un Fernandinho in più (il brasiliano, recuperato al 100%, entra nella ripresa al posto di de Bruyne), ma preoccupano le condizioni di Agüero, che chiede il cambio al 57', forse per un problema muscolare. Il Kun scuote la testa, ma dal suo linguaggio del corpo non dovrebbe trattarsi di un infortunio serio. Guardiola potrebbe comunque essere costretto a farne a meno per qualche partita. 

Il City, tuttavia, ha alternative niente male, soprattutto in attacco. Dalle parti di Rico arrivano minacce prima con Sterling, poi con Walker, che viene liberato in area proprio dal numero 7, ma colpisce in pieno il palo. La difesa dei padroni di casa è ancora non pervenuta, e alla fine il 2-0 sta pure bene a coach Parker, che ha rischiato più volte l'imbarcata. Con questa vittoria, il Manchester City sale a 77 punti, a +1 sul Liverpool, impegnato domenica ad Anfield Road contro il Tottenham. Il Fulham, penultimo con 17 punti, è sempre più vicino alla Championship: l'unico obiettivo dei Cottagers è finire la stagione con dignità.

Arsenal superato e Tottenham a un solo punto. Missione compiuta per il Manchester United, che si ripresenta al quarto posto della Premier League e mette nel mirino anche il terzo. E se è vero che le due rivali londinesi hanno entrambe ancora una partita in meno, il messaggio lanciato da Pogba e compagni è fin troppo chiaro: la Champions andrà conquistata fino all'ultimo minuto dell'ultimo giorno. I Red Devils provano sin da subito a imporre il loro gioco, ma gli ospiti si difendono con ordine. Mata e Pogba disegnano le prime occasioni importanti per i padroni di casa, ma sono imprecisi sull'ultimo tocco. Tocca quindi a Doucouré la prima grande occasione del match, ma il centrocampista del Watford al 6' sbaglia mira di qualche centimetro. Quindi è Rashford a provare ad accendere i suoi, ma la sua sortita offensiva viene chiusa dall'attentissimo Watford. Che anche al 20' sogna il vantaggio all'Old Trafford, ma De Gea (pur acciaccato) dice di no a Roberto Pereyra, autore di un bolide dalla distanza. C'è anche il tempo per un assolo di Deulofeu, che però sbatte a sua volta contro De Gea, e poi è improvvisamente vantaggio United: minuto 28', i Red Devils sono rintanati nella loro metà campo, ma Shaw vede la corsa di Rashford e lo premia con un lancio profondissimo, che il numero 10 sfrutta con un gran diagonale che non lascia scampo a Foster. Il vantaggio sblocca psicologicamente lo United, che al 33' va vicino al raddoppio con Martial, che però non fa altro che esaltare i riflessi di Foster. Poi gli uomini di Solskjaer nella ripresa si limitano a trotterellare e a controllare un Watford che prova a non uscire dalla partita, ma che non impegna più De Gea in maniera severa. Ci prova dopo l'ora di gioco, quando Deeney serve Doucouré che viene murato da Shaw. Sulla palla vagante piomba Hughes, che allarga troppo la conclusione sul secondo palo. Quando si accende, però, lo United fa male: un esempio è l'azione del 73', in cui Andreas Pereira si conquista una palla sulla trequarti, lancia Lingard e quest'ultimo trova al centro Martial che, con caparbietà, va in rete dopo un primo salvataggio di Foster. Sembra finita, ma Doucouré la riapre al 91' dopo un'irresistibile percussione a centroarea. Troppo tardi, però: con qualche sofferenza di troppo il Manchester United vince. Ed è questo ciò che conta. 


Il Leicester conquista la terza vittoria nelle ultime quattro uscite in Premier League e si porta all'ottavo posto in classifica, a pari punti con quel Wolverhampton che occupa la settima piazza che potrebbe significare Europa League. Le Foxes partono sin da subito con il piede giusto, in particolare con un ispiratissimo Chilwell che sulla sinistra fa quello che vuole. E proprio una sua azione all'11' trova la deviazione decisiva di capitan Wes Morgan, uno degli eroi del campionato vinto all'epoca di Ranieri: è il gol del vantaggio Leicester, un vantaggio che resisterà fino alla fine. Schmeichel evita a Wilson il pareggio, poi sono Maddison e Vardy a mancare due buone occasioni per raddoppiare. Nell'ultima mezz'ora continuano però ad essere i padroni di casa a cercare il raddoppio, mentre gli ospiti sembrano attendere rassegnati la sconfitta. E così, dopo un paio di buone iniziative da parte di Tielemans, proprio il belga trova il pallone giusto per l'incornata con cui Vardy all'82' chiude i giochi.

Il Burnley respira ossigeno puro nelle paludi di bassa classifica della Premier, ottenendo tre punti d'oro che valgono il +5 sul Cardiff attualmente penultimo. Chi deve mangiarsi le mani è invece il Wolverhampton, che resta il "primo delle altre" con il suo settimo posto. Dove però è stato raggiunto dal rientrante Leicester. La partita si decide dopo appena 2 minuti, quando Wood trova lo scatto giusto su una punizione e cerca la porta con un rasoterra dopo aver saltato il portiere: il pallone colpisce il palo, ma termina in rete dopo essere carambolato su Coady per un clamoroso autogol. I Wolves attaccano a testa bassa, ma i padroni di casa non perdono la calma e soprattutto non subiscono il pareggio ospite per tutto il primo tempo. Trattengono il fiato a inizio ripresa, quando Jota davvero manca di pochissimo la porta. Poi Heaton dice di no a Jonny, dopo un colpo di testa sottomisura. Sono gli ultimi tentativi degli ospiti, dato che al 77' Tarkowski trova McNeil che fa 2-0 e chiude tutti i giochi. 

Una vittoria che appiattisce la lotta alla salvezza quella ottenuta dal Southampton sul campo del Brighton: i tre punti dei Saints infatti permettono agli ospiti di salire a quota 33 punti, raggiungendo tra l'altro proprio i rivali del sud Inghilterra. E ora per entrambe l'incubo retrocessione dista 5 punti. La posta in gioco è dunque altissima e in campo si vede, dato che prevalgono il tatticismo e le botte, almeno all'inizio. Poi è già il Southampton a provarci per primo, ma Ryan dice di no a Redmond. Stephens per il Brighton e Ings per i Saints non sfruttano altre due interessanti occasioni nel primo tempo, chiuso dalla gran botta di Armstrong sempre per gli ospiti. Che alla fine passano al 53' grazie a Hojbjerg, bravo a chiudere una bella azione di squadra. I Seagulls non ci stanno e provano a reagire con Dunk, ma la più grande occasione capita al 73' a Montoya, le cui speranze si infrangono sul palo. Gli ultimi due squilli del match capitano a Bernardo, ma il pari non arriva. E ora lo sprint salvezza tra queste due squadre potrebbe diventare davvero serrato. 

Vittoria importante per il Crystal Palace, che mette un'ipoteca forse definitiva sulla salvezza raccogliendo tre punti contro il derelitto Huddersfield ultimissimo in fondo alla Premier League e ora aritmeticamente retrocesso. Ma a Selhurst Park di calcio, nonostante le difficiltà di classifica delle due squadre in campo, se ne vede anche abbastanza. Merito soprattutto dei padroni di casa, che nelle fasi iniziali del primo tempo ci provano con Schlupp e Zaha: entrambi mancano di un soffio lo specchio della porta. L'Huddersfield però non ci sta a vestire i panni della vittima sacrificale, e si spinge in avanti al 27': Guaita è attento e blocca l'incornata di Lowe. La sfida si rinnova due minuti dopo, con il portiere che respinge da fenomeno un insidiosissimo rasoterra. La ripresa si trasforma invece in un tiro al bersaglio da parte del Crystal Palace, che fatica però a sbloccarla: Hamer dice di no con una prodezza a Van Aanholt, Townsend getta alle ortiche due palloni d'oro. Serve un episodio, che arriva puntuale al 76', quando i Glaziers si conquistano un rigore che capitan Milivojevic trasforma. Non serve altro, e il Palace si porta a un importante +8 sul terzultimo posto.

Fonte: INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI

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