Le interviste romaniste

“I tifosi ad Anfield? Unici. Cantare quando si vince è facile, ma sotto di 5 gol è da romanisti...”

condividi su facebook condividi su twitter 02-05-2018

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“I tifosi ad Anfield? Unici. Cantare quando si vince è facile, ma sotto di 5 gol è da romanisti...”

Sembrava tutto finito. Una Roma annientata a Liverpool, sopraffatta da una corsa e un gioco impressionanti. Poi la luce, come spesso è capitato quest'anno agli uomini di Di Francesco. I gol di Dzeko e Perotti a dare nuova linfa, inattesa speranza. Quel maledetto barlume che ci porta dritti verso una sfida di ritorno, questa sera, da animi forti, coraggiosi: romanisti.

Come quello di Paolo, tifoso DOC, intervistato per dar voce a uno dei tanti cuori giallorossi...

Paolo, cos'è per te la Roma?

“Definire cos'è la Roma per un uomo di 51 anni non è semplice. È un brivido che ti sale per la schiena ogni volta che quei colori scendono in campo. È la consapevolezza di essere amanti e di essere fedeli anche se mi fa arrabbiare (eufemismo). È la voglia di stare insieme anche quando i ripiani della bacheca sono desolatamente vuoti.”

Quanto aumenta il rammarico per non esser questa sera allo Stadio?

“Il rammarico c'è sempre quando non riesco ad essere allo Stadio. La Roma si ama e si guarda sempre, che sia la SPAL o il Real Madrid; è sempre “lei” e va amata cosi com'è.”

Com'è andata la “corsa” al biglietto per Roma-Liverpool?

“Un dramma! Per vari impegni, non ho potuto fare la fila notturna al Roma Store così che mio figlio si è presentato il mattino alle 7. Io, nel frattempo, ero in attesa per la fila “virtuale” che mi indicava una coda di 18.000 persone. Finalmente il mio turno! Avevo soltanto 15 minuti per prenotarmi e ad un passo dal sogno, il sistema va in tilt e vengo rispedito in attesa con 29.000 persone davanti! Una piccola speranza la ritrovo al Roma Store dov'ero giunto per dare il cambio a mio figlio. Alle 17 avevo soltanto 10 persone davanti a me. Dal bancone dicono che sono rimasti pochi posti in Tribuna Monte Mario. Considerando i costi, avrei potuto acquistare un solo tagliando, proprio per mio figlio. Poi la comunicazione ufficiale che la vendita era terminata: sold out!”

Eri in fila anche nell'84...

“Lì andò peggio. I biglietti li acquistò un amico dopo ore e ore di fila. In quel periodo mio padre non stava bene. Ho vissuto meno l’ansia della attesa, visti i pensieri per la sua salute. Purtroppo un paio di giorni prima della partita ebbe un infarto che con un pizzico di fortuna siamo riusciti a prendere in tempo. A quel punto diedi il mio biglietto ad un compagno di scuola e io vidi la partita in TV. Un dispiacere, ma dovevo stare vicino a mio padre...”

Come sono cambiati i tifosi in questo “intervallo” di 34 anni?

“Diciamo che c’è stata un'evoluzione, com'era normale che fosse. Adesso si è molto più tecnologici, social. Prima trovavi forse una radio che parlava di Roma, adesso parlano anche quelli che di Roma non sanno nulla! Il problema è che le masse si schierano in base a cosa piace più farsi sentir dire. La stessa tifoseria è spesso divisa. Si andava allo Stadio per urlare e tornare senza voce, ci scappava qualche “scazzottata”, ma esisteva sempre il rispetto per vecchi, donne e bambini. Ora questi limiti vengono troppo spesso valicati...”

Come hai vissuto l'immensa cavalcata di allora che condusse la Roma alla finale di Champions?

“Come ho detto prima, le notizie arrivavano tramite il giornale e magari qualche magazine televisivo. Le radio erano praticamente inesistenti. Ogni partita era una finale, l’ansia cominciava alla fine della partita precedente, alla fine dei festeggiamenti per il passaggio del turno. E pensavi al prossimo, a chi doveva arrivare e al sogno che speravi si avverasse...”

Come sei cambiato tu in questi 34 anni?

“Ingrassato e invecchiato (ride n.d.r.)! Scherzi a parte, raggiunta l’età matura ho cominciato ad essere più riflessivo e meno “aggressivo” durante le partite. Poi nel 1999 l'arrivo di mio figlio ha avuto un effetto sconvolgente nel mio rapporto col calcio. Lui mangia pane e pallone, è “malato” di sport, ma prima ancora è “malato” della Roma! Lui mi ha riportato allo Stadio, lui mi ha di nuovo trasmesso l’ansia che avevo quando ero ragazzo. Ora vediamo e commentiamo le partite assieme; adesso le vivo con molta più presenza.”

Cosa servirà alla Roma per tentare la terza, epica, rimonta?

Tutto e niente, ovvero cuore coraggio e amore! Serve il dodicesimo uomo in campo. Serve esser consapevoli della propria forza e soprattutto serve guardarsi attorno e pensare che, nonostante la scarna bacheca, siamo sempre la Roma!”

Dove e con chi la sosterrai?

“Un pizzico di fortuna ha portato un biglietto a mio figlio! Io la vedrò sul mio divano con le solite scaramanzie e la mia mascotte vicino, un peluche di “Romoletto” che è cresciuto in casa! Ah, piccolo particolare, avrò mia moglie al mio fianco che, nonostante abbia un’altra fede, farà il tifo per noi!”

“Noi non ti lasceremo mai” cantavano i 2.600 eroi ad Anfield...

“Meravigliosi, stupendi! Nonostante tutto, petto in fuori e voce a mille! Unici, cantare mentre si vince è facile, cantare sotto di 5 goal è da romanisti veri! Piccola nota spiacevole, ma solo per un distinguo: chi si è macchiato di gesti di violenza non è un tifoso e mi fermo qui!

Cosa accadrà il 2 Maggio alle ore 23?

“Saremo in Paradiso, sempre e comunque! Daje Roma Daje!

 

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