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Giornata mondiale vittime amianto: la parola all'avvocato Bonanni

condividi su facebook condividi su twitter 28-04-2020

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Giornata mondiale vittime amianto: la parola all'avvocato Bonanni

Il presidente ONA, l’avv. Ezio Bonanni ha deciso di chiarire alcuni punti in merito alla strage amianto e alla correlazione che vi è con l’emergenza COVID-19.

Perché oggi? Perché nella giornata del 28 aprile viene celebrata la Giornata mondiale delle vittime dell'amianto.

Un giorno per celebrare la memoria di tutti i lavoratori esposti o per coloro che hanno contratto una patologia asbesto correlata a causa dell'esposizione alla fibra killer.

Quella di oggi sarà una giornata in memoria delle vittime amianto differente dal solito. Infatti a causa delle restrizioni dovute all’emergenza COVID-19 non vi saranno celebrazioni e cerimonie pubbliche ma non mancherà l’affetto delle istituzioni e dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il presidente ONA, l'avv. Ezio Bonanni ha deciso di fare maggiore chiarezza sull'emergenza amianto rispondendo a qualche domanda.

L'intervista al presidente ONA

AVVOCATO BONANNI, L’AMIANTO È STATO MESSO AL BANDO IN ITALIA NEL 1992. COME MAI NONOSTANTE CIÒ, LA FIBRA KILLER CONTINUA A MIETERE VITTIME?

Nel 1992 la Legge 257/92 ha vietato l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione dell’amianto. Questo purtroppo non è bastato, perchè attualmente in tutto il territorio italiano vi sono  ancora 40.000.000 tonnelate di amianto, con 50.000 siti contaminati, cui si aggiungono circa 1.000.000 di micrositi, e una condizione di rischio per tutti i cittadini.

L’unica prevenzione per le malattie amianto è evitare ogni forma di esposizione, perché anche poche fibre possono essere mortali e visti i numerosi siti contaminati che ancora vi sono in Italia, evitare l’esposizione diventa veramente difficile.

QUANTE VITTIME AMIANTO SONO STIMATE NEL MONDO?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato in 125milioni i lavoratori esposti all’amianto killer nel mondo e solo in Italia ogni anno sono 6000 persone circa quelle che uccide, 3600 per tumore polmonare, 1800 per mesotelioma e 600 per asbestosi.

Per combattere questa strage occorre che gli esposti si sottopongano a sorveglianza sanitaria, per ottenere una diagnosi precoce e quindi terapie tempestive ed efficaci.

Infatti, la diagnosi precoce equivale a maggiori aspettative di vita, così nel caso specifico di patologie come ispessimento pleurico, placche pleuriche e asbestosi, con il rischio di degenerazione in neoplasie più gravi come tumore del polmone e mesotelioma.

Purtroppo le fibre di asbesto, sono veri e propri killer per l’uomo. Recano danni alla salute umana senza che ci sia una soglia di esposizione al di sotto della quale il rischio si annulli.

Per questi motivi vanno evitate tutte le esposizioni asbesto, come strumento di tutela della salute e dell’ambiente e dell’essere umano, anche per le future generazioni (prevenzione primaria) che si aggiunge alla prevenzione secondaria (diagnosi precoce), cui fanno seguito le tutele, in particolare per le vittime mesotelioma.

QUELLA DELL’AMIANTO È UNA STRAGE CHE SECONDO LEI SI PUÒ FERMARE?

Certamente. Basterebbe bonificare, bonificare, bonificare. Però le fabbriche della pianura pontina e tutte le installazioni nella zona pontina e nel Lazio contengono ancora amianto. Lo dissi la prima volta nel gennaio del 2000. Tutti sostenevano di non conoscere l’amianto e le sue capacità cancerogene. Poi è iniziata la strage. Una strage che coinvolge tantissimi lavoratori italiani. Basta pensare alla Goodyear di Cisterna di Latina, all’ospedale militare di Anzio, dove ci sono stati molti casi di patologie asbesto correlate, ai lavoratori di Taranto o del Petrolchimico siciliano e così via… 

Occorre bonificare perché solo evitando l’esposizione alla fibra killer riusciremo a fermare questa strage.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto offre servizi di assistenza gratuita a tutte le vittime amianto e i loro famigliari. Chiedere assistenza è semplicissimo, basta compilare il formulario in basso oppure chiamare direttamente il numero verde gratuito.

Fonte: Ufficio Stampa ONA

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