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Roma-Cagliari e quel "muro" di Goicoechea

condividi su facebook condividi su twitter 15-12-2017

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Roma-Cagliari e quel

INSIDEROMA – PAOLO VALENTI - Domani sera Roma e Cagliari si affronteranno all’Olimpico per la trentottesima volta. Partite che, per lo più, hanno visto prevalere la squadra di casa, affermatasi diciotto volte. Quindici i pareggi e solo quattro le sconfitte, due delle quali maturate sotto la gestione della proprietà americana: la prima proprio nella partita d’esordio in serie A per il nuovo management, un 1-2 risalente alla stagione 2011-12. La seconda accusata nella stagione 2012-13, la più difficile fino ad oggi della gestione a stelle e strisce, quella che si concluse con la sconfitta nella finale di Coppa Italia ad opera della Lazio, che spinse la società a cambiare le strategie per scalare le gerarchie del calcio italiano. Era il primo febbraio 2013, incontro da disputare in notturna con la Roma alla caccia di una vittoria per migliorare una classifica che, dopo la buona chiusura dell’anno solare 2012 sigillata dalla vittoria per 4-2 sul Milan, era diventata deficitaria a causa di un mese di gennaio nel quale la squadra aveva raccolto la miseria di due sconfitte e due pareggi. In panchina siede Zdenek Zeman, richiamato l’estate precedente a Trigoria senza troppa convinzione da Baldini e Sabatini dopo il fallimento della trattativa per riportare Montella ad allenare i giallorossi. Il boemo schiera dall’inizio i suoi pupilli Goicoechea e Tachtsidis che hanno scalzato dalla linea dei titolari gente del calibro di Stekelenburg e De Rossi. E’ una partita importante per il tecnico che nei giorni precedenti ha rischiato l’esonero e che si trova in una situazione di conflitto con diversi giocatori, De Rossi su tutti, in difficoltà nell’applicazione dei suoi schemi di gioco.
La partita assume subito la piega sbagliata: dopo tre minuti segna Nainggolan, ancora ignaro del suo futuro giallorosso. Riequilibra le sorti dieci minuti prima dell’intervallo Totti, forse l’unico dei calciatori scesi in campo ancora pienamente allineato alle direttive del tecnico. L’episodio chiave della gara si verifica a pochi secondi dall’inizio del secondo tempo: affondo del Cagliari sulla fascia sotto la tribuna Monte Mario, cross dalla linea di fondo sul secondo palo sul quale il portiere Goicoechea, in beata solitudine e coperto dai propri compagni, si avventa in presa. Sarebbe meglio parlare di una tentata presa perché quello che succede ha dell’inverosimile: il portiere uruguaiano perde il controllo del pallone spedendolo nella porta alle proprie spalle. Un gesto tecnico probabilmente, e per fortuna, mai visto prima all’Olimpico, una sorta di muro a rete suicida che testimonia, una volta di più, la scelleratezza della scelta di questo giovane portiere, voluto a tutti i costi da Zeman per le sue buone qualità nelle uscite coi piedi ma assolutamente inadeguato tra i pali. I tifosi, superati i secondi di incredulità seguenti alla visione di cotanta dimostrazione di incapacità, scaricano la propria frustrazione con bordate di fischi e cori denigratori indirizzati soprattutto all’allenatore boemo. La squadra non dà segni di riscossa, intontita in strascichi di gioco ai quali non crede più e dei quali, probabilmente, dimostra di volersi finalmente liberare. Dopo le inebrianti promesse estive nessuno, in campo e sugli spalti, sembra più voler sentire parlare di linea difensiva alzata a centrocampo, di verticalizzazioni ossessive, gradoni e allenamenti portati allo stremo, in un minestrone di improperi e recriminazioni che non risparmiano nemmeno i vertici societari. Il solo Totti continua a mettere anima e cuore in una partita che tutti sembrano voler chiudere per passare alla lettura di un nuovo spartito. Il risultato finale, un 2-4 arrotondato nel recupero dall’inutile gol di Marquinho, mette i titoli di coda alla seconda, breve esperienza di Zeman alla Roma, costituendo un sinistro presagio per un finale di stagione che, al popolo romanista riserverà il peggio. Ad altre mani toccherà ricostruire: non saranno quelle friabili di Mauro Goicoechea, portiere uruguaiano di passaggio a Roma, tassello incomprensibile delle insostenibili utopie zemaniane.                    

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