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Genova per noi

condividi su facebook condividi su twitter 05-01-2017

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Genova per noi

PAOLO VALENTI - Genoa-Roma, ritorno a Marassi sugli scogli rossoblù. Complice l’invito a trascorrere il weekend ospite da amici,  che per allettarmi hanno utilizzato il subdolo, imbattibile richiamo del più inglese degli stadi italiani. Uno stadio che, per episodi assortiti, lambisce le rive della mia memoria. A partire da quell’otto maggio del 1983, quando un gol del bomber Pruzzo, nativo nella limitrofa Crocefieschi, assicurò alla Roma lo scudetto.
Ma Marassi, per me, significa soprattutto le improvvisate escursioni organizzate per attutire la noia del sabato pomeriggio negli anni in cui capitava di passare la Pasqua sulla riviera di Levante. Succedeva spesso che il sabato mattina verso le 11,30 mio padre, esaurita la lettura anche dell’ultimo annuncio pubblicitario del quotidiano, guardasse spazientito la punta di Portofino e mi dicesse, consapevole di farmi un regalo:”Oggi andiamo a Marassi”. Un regalo che faceva a entrambi.
Ne ho viste di partite del Genoa a Marassi, imboscato nella gradinata Nord a osservare comportamenti uguali e diversi a quelli a cui ero abituato in curva Sud. Un calore appassionato, la gente in piedi novanta minuti a incitare una squadra mai troppo importante ma sempre rappresentativa, legata al suo popolo da un laccio intinto nell’orgoglio di giocatori capaci di sublimare nella loro forza agonistica le difficoltà di una tifoseria che passa “lunghi giorni in mezzo al mare; mare che non ti ha mai dato tanto, mare che fa bestemmiare”. Ne ricordo alcune, casualmente vincenti per 1-0: un Genoa-Ascoli della serie B 1985-86, gol di Tacchi al 41° e Giovanni Cervone a difendere la porta rossoblù; e Genoa-Udinese del 10 aprile 1993, l’ultima che vidi, con Skuhravy-Iorio coppia d’attacco e un giovane Panucci subentrante nella ripresa.
La mia esperienza di Marassi si fermò lì. Credo sia giusto riprenderla ora, con qualche anno e centinaia di partite in più a colmare lo spazio tra quel sabato di Pasqua e questa prima domenica di un nuovo anno che tocca ai tifosi immaginare e a Spalletti e ai suoi ragazzi scrivere in bella calligrafia. Uno scontro ostico come le spiagge della riviera di Levante, spazi rubati alla voracità del mare con barriere di scogli di lavagna, che i grifoni approcceranno nello stesso modo con cui dettero l’assalto all’invincibile armata bianconera, facendola capitolare: ritmi altissimi già dai minuti iniziali, pressing alto a togliere la capacità di impostare l’azione alle retrovie della Roma, verticalizzazioni di prima per arrivare al tiro in velocità. Questa sarà Genova per noi: una battaglia da vincere più di spada che di fioretto, una città segnata da un’impresa che ieri fu storia e oggi solo un sogno.                   

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