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Essere Bandiere in un Mondo senza cuore

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 16-05-2019 - Ore 23:30

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Essere Bandiere in un Mondo senza cuore

INSIDEROMA.COM - EDITORIALE - “Se lo ami lascialo andare” è una delle più grandi sciocchezze che la mente dell'uomo potesse mai partorire, abrogata infatti un secondo dopo dall'ipocrisia del "restiamo amici". No, amici proprio non si può restare se c'è una mancanza di rispetto e una ferita profonda nell'orgoglio. L'addio forzato di Daniele De Rossi però non è l'unico addio traumatico della storia del calcio.

Agostino Di Bartolomei:

Nell'estate del 1984, a pochi mesi da una finale di Coppa Campioni persa, Daniele De Rossi ha appena un anno e non sa che la sua storia da capitano della Roma sta per essere scritta ma da protagonisti diversi. Ago viene messo alla porta perchè il nuovo tecnico Sven-Goran Eriksson non lo vede idoneo per il suo gioco veloce e dinamico. Diba va al Milan e alla prima occasione utile segna alla Roma ed esulta in modo rabbioso e rancoroso accendendo la rissa in campo.

Giuseppe Giannini:

Il principe lascia la Roma il 5 maggio 1996. La Roma batte al Franchi la Fiorentina ma un maledetto cartellino giallo rimediato dal capitano giallorosso lo fa scoppiare in lacrime negandogli il saluto la settimana successiva di fronte al proprio pubblico per squalifica. 

Francesco Totti:

Senza ombra di dubbio il mese di maggio è il peggiore della storia Romanista, tra Coppa Campioni persa, Coppa Italia persa contro la Lazio, addio di Totti e De Rossi e la morte di Agostino di Bartolomei. Il figlio prediletto del dio del calcio si guadagna il rinnovo sul campo grazie ad una serie di prodezze negli ultimi minuti di gioco che mandano la Roma in Champions e fanno ingoiare il rospo amaro a Spalletti costretto a tenerlo un altro anno ancora. La stagione successiva è un Totti vs Spalletti continuo con schermaglie che vanno anche ben oltre il rettangolo di gioco. Totti smette e legge una lettera carica d'amore ai suoi tifosi, mentre Spalletti che lascerà la Roma il giorno dopo, viene subissato di fischi insieme al presidente Pallotta. Totti diventa dirigente ma, come ammesso anche da De Rossi, in questa Roma non ha potere ed è giorno dopo giorno un pesce fuor d'acqua.

Giuseppe Bergomi:

"Non ho deciso io". Queste le parole di Beppe Bergomi a proposito del suo addio all'Inter. Il 23 maggio 1999 giocava Inter-Bologna e lo "Zio" non sapeva che quella sarebbe stata la sua ultima partita in nerazzurro. "Sono sempre stato molto onesto con me stesso, dai 30 ai 36 anni ho sempre fatto solo contratti annuali. Ero pronto ad andare avanti ma il nuovo allenatore Marcello Lippi aveva altri piani ed il presidente Moratti, non mise nessun veto al mio addio".

Paolo Maldini:

Nel 2009 la bandiera Paolo Maldini si congeda dal Milan. Questa volta i rapporti burrascosi non sono con la società, che comunque non gli chiederà di entrare nei quadri dirigenziali, e per farlo dovrà aspettare i tempi attuali, ma con la tifoseria che ha cantato per tutto il tempo "C'è solo un Franco Baresi" prima di mettere uno striscione con scritto: "Sentiti ringraziamenti da chi hai definito mercenari e pezzenti'. 

Buffon & Del Piero:

Il numero 1 dei numeri 1 e il Pinturicchio bianconero. Entrambi messi alla porta con il garbo tipico e lo stile che da sempre contraddistingue la "Vecchia Signora" del calcio italiano. Pochi hanno avuto da ridire perchè se sulla maglia hai scritto "Vincere non è importante ma è l'unica cosa che conta" e poi effettivamente vinci otto scudetti di fila e giochi due finali di Coppa Campioni, il tifoso pur molto dispiaciuto non può dire più di tanto.

Raul:

Nel 2010 dopo 18 anni il bomber dei galacticos afferma in conferenza stampa il suo addio al Real. La società gli ha comunicato che bisogna continuare a vincere e per farlo non hanno più bisogno dei suoi servigi. Lui scoppia in lacrime e passa allo Schalke.

Robbie Fowler: 

L'ex punta e bandiera del Liverpool Robbie Fowler ha lasciato definitivamente il Liverpool nel 2007, dopo averlo lasciato nel 2001 per poi ritornarci. Rifiutò il contratto a gettone offertogli dai Reds per firmare per il Blackburn Rovers. 

Lampard & Gerrard:

Quante volte abbiamo accostato Daniele De Rossi a questi due fenomenali centrocampisti proprio per il senso di appartenenza, la carica e la leadership con cui scendevano in campo indossando col massimo rispetto la propria maglia? I due inglesi proprio come il romano hanno avuto lo stesso trattamento: silenzio e attesa vana. Nessuno che desse segnali sul rinnovo per lungo tempo ed entrambi costretti ad andare a concludere la carriera negli States. Vedremo se De Rossi seguirà il loro esempio.

Alessandro Nesta:

Tornando nella Capitale, un altro simbolo, questa volta sponda Lazio, ha dovuto amaramente lasciare la sua squadra del cuore per vestire un’altra maglia. Stiamo parlando di Alessandro Nesta, capitano biancoceleste che ha commentato così il suo addio al club dell’allora Presidente Cragnotti: “Io all’epoca non volevo andare via, l’anno prima avevo rifiutato squadre importanti, però avevo capito che dovevo andare via: la società aveva debiti, la squadra non prendeva lo stipendio da 6/7 mesi, poi possono dire che sono traditore però le cose sono andate così”

L’eccezione di Giuseppe Signori

Nel 1995 un altro giocatore simbolo della Lazio era pronto a dire addio ai biancocelesti. Il bomber Giuseppe Signori, infatti, era stato ceduto da Sergio Cragnotti al Parma. Era tutto fatto, ma i tifosi laziali misero su un vero e proprio sit in di protesta contro il Presidente. Furono in tutto 4000 i supporter che si riversarono sulle strade dirigendosi verso la sede della Cragnotti & Partners, inneggiando a Beppe Gol, tirando monetine, pomodori (per la Cirio), distruggendo cartoni di latte (per la Parmalat), il tutto condito da cori contro la dirigenza e striscioni a favore del loro idolo. Alla fine il passo indietro divenne inevitabile, e Signori restò in biancoceleste.

Nel calcio non c'è riconoscenza e questa è la prima regola che tutti apprendono a contatto con questo sport. Si può però programmare meglio, preparare i giocatori e i tifosi a notizie del genere con la massima chiarezza. La Roma ha sbagliato tutto: tempi, modi e toni. Le grandi squadre vincendo trofei conquistano il diritto di dare il ben servito a icone e bandiere, la Roma da 11 anni non alza al cielo un bel niente e perciò questo diritto non gli spetta affatto

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