Il bostoniano

“Do the Right Thing” mr. President

condividi su facebook condividi su twitter 05-04-2017

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“Do the Right Thing” mr. President

GABRIELE NOBILE - Con l’eliminazione di ieri in Tim Cup, ad opera proprio dei "cugini" della Lazio, la Roma americana guidata dal presidente James Pallotta ha probabilmente raggiunto il livello più basso dei suoi 6 anni di gestione. Inutile fare giri di parole, la botta è stata dura almeno dalle parti del raccordo anulare ma il botto probabilmente non è arrivato negli uffici della “Raptor” a Boston, altrimenti il presidente sarebbe già intervenuto nel giro di poche ore con una mossa. Una qualsiasi che puntualmente non è arrivata nel pieno rispetto dello stile del presidente che preferisce non infierire con la quotidianità, almeno che non si parli di stadio.

Premessa: nessuno ha mai chiesto a Pallotta di vincere, è lui che l’ha promesso ai tifosi anni fa, appena si insidiò, prendendo il posto di Thomas DiBenedetto, diventando il 23° nella storia della AS Roma. I tifosi, certamente non tutti, ma sicuramente la gran parte, hanno avuto la pazienza di aspettare ed in alcuni casi anche di sostenerlo, magari ognuno a modo suo. Di fatto, al netto di divisioni e perplessità, Pallotta ha avuto tutto il tempo per costruire quella squadra che sognava nel 2011. L'auspicio era di fare diventare la Roma un Top club. Il tempo è passato e non solo la Roma non è diventato un club migliore di quello che ha rilevato nel periodo post Sensi (certamente sono saliti i fatturati, con la Roma che si è strutturata in alcuni punti strategici) ma in altri le lacune sono ancora troppo grandi e difficili da colmare se non cambia l’approccio e la metodologia di gestione, di comunicazione e di management.

Tutto da buttare? ovviamente no ma, con l'eliminazione di ieri, si è probabilmente ritoccato uno dei punti peggiori e più bassi della storia della Roma, che in estate compirà 90anni. Inutile far finta di negare l’evidenza, ai tifosi fa male essere eliminati dai cugini laziali facendo un ignobile bis dopo il 26 maggio; ma fa ancora più male non capire  le strategie e soprattutto se la linea tracciata dal presidente sia quella giusta. Certo, nel calcio è difficile dare certezze, questo si, ma basterebbe provare a capire gli errori per non perseverare. Aspettiamo la fine del campionato? Certo, potrebbe essere una scelta saggia, specialmente se per una volta il “Dio Pallonaro” con noi troppo spesso ostile decidesse, per una benedetta volta, di guardarci con occhio benevolo e accompagnaci verso lo scudetto (difficile). Intanto, il tempo corre e purtroppo non si può aspettare fine maggio per sapere di che morte morire. I punti sull'agenda sono 3, al massimo 4 caro Presidente: 

Il  tema Spalletti -  Se il tecnico di Certaldo, per le vie brevi le ha comunicato di non voler proseguire con i giallorossi, lo sospenda subito, non serve andare avanti con un trainer per le 7/8 partite che mancano, commise lo stesso errore con Rudi Garcia e fu un danno incredibile, anche ascoltando i suoi di racconti Presidente. 

Ragioni sul fattore “Totti”:  lei lo scorso anno aspettò i primi di giugno per il rinnovo, ecco ci dica cosa vuole fare, la gente capirà. Cerchi di farci capire quale potrà essere il valore aggiunto del nuovo DS in pectore,  Ramón Rodríguez Verdejo, detto Monchi, se lo stesso ex direttore del Siviglia dovrà vedersela con il suo “consulente” Franco Baldini, che da Londra la guida nelle sue scelte per non sbagliare.  Ci spieghi definitivamente a cosa sono serviti, nell'ordine,  i vari Zanzi, Pannes, Sabatini, Baldini, Colette, Gandini, Baldissoni etc. etc. se in questi anni il club non è riuscito neanche ad alzare il più inutile dei trofei nazionali, per essere, non sempre ma spesso, anche castigati sia nell’Europa che conta, la Champions League, che in quella povera: l’Europa League. 

Ci provi a raccontare di come tutti questi super manager, pagati spesso a peso d’oro, non siano riusciti a garantire uno sponsor alla Roma dopo quello decaduto a fine 2013 (la Wind). Certamente siamo in grado di comprendere che a Roma non sia facile “fare” le cose giuste, che l’ambiente è difficile e che i media sono “assatanati”, ma questo molto spesso finisce per essere un alibi troppo comodo e lei dovrebbe andare oltre, pensare di strutturarsi anche da un punto di vista comunicativo, scegliendo, specialmente per quel dipartimento, le figure giuste in grado di fare la differenza, per riportare ordine e disciplina, due parole chiave. 

In conclusione: sappiamo che Lei, presidente Pallotta, ha fatto una scelta importante, ovvero quella di lavorare da Boston e da Londra, ma qui in Italia le cose funzionano in maniera diversa;  giocatori,  dirigenti, staff, in generale, hanno  bisogno di avere una guida quotidiana e le conference call settimanali  lasciano il tempo che trovano. Dalle nostre parti si dice che "l'occhio del padrone ingrassa il cavallo" oppure, se preferisce "A business thrives when the owner keeps his eye on it", per dirlo in una lingua che sicuramente ama di più. Intanto, in un mare di incertezze, abbiamo una certezza: quelli che lei ha scelto personalmente, per un motivo o per un altro, hanno fallito, senza esclusioni:  in Italia nessuno si dimette (Presidente qui funziona così), ecco dovrà essere Lei a fare la prima mossa, anche quella della disperazione. “Do the Right Thing” mr. President. 

 

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Siete Viscidi 05/04/2017 - Ore 19:58

quante cazzate ieri il punto più basso della Roma..... ma non capite veramente nulla ... o meglio, menate solo a rompere ... come sempre. Non comprerò mai un vostro giornale in vita mia

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